PIANTALA LÌ, piantiamo insieme alberi di Giustizia

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Il gruppo di lavoro di ONE MORE TIME punta sulla cultura della "giustizia dell'albero" che raccoglie l'intera comunità attorno alla prospettiva riparativa. Ce lo racconta l'operatrice Valeria Arrò.   

L’interesse per il tema “giustizia minorile” nasce in ASAI nel 1995, con le prime ristrette e non standardizzate sperimentazioni educative con ragazzi vittime e autori di reato: matura poi nel confronto e scambio con la dottoressa Mazzuccato, docente di Diritto penale dell’Universitá Cattolica di Milano, dalla convinzione comune che alla base della criminalitá minorile vi sia l’assenza di progettualità, la bassa autostima e bassa soddisfazione personale. Il modello retributivo appare poco attinente a riflettere e scardinare questi temi, ed anzi rischia di intersecarsi con i nodi problematici della società attuale, come il senso di insicurezza e l’individualismo, la diffusione di responsabilità, la bramosia di beni materiali utilizzati come status symbol, i sentimenti di paura e di vendetta che imperversano nei sistemi di comunicazione.
 
La giustizia riparativa nasce dall’esperire ingiustizia. Quando un’ingiustizia viene compiuta “sorge una domanda che chiama qualcuno a rispondere" dice Mazzuccato. "Colui che ha sperimentato l’ingiustizia e non puó accettarla, si mette in un cammino” dove al centro vi è la relazione con l’altro. Perché a differenza dello sconto di pena, che si fa da soli, il percorso di riparazione ha bisogno di una relazione per esplicarsi. “È una relazione con l’ignoto, perché non si sa bene cosa succederá nel percorso, ma ci si avvia con fiducia”. 
 
A partire da questo back ground di riflessioni ed esperienze concrete, ASAI è stata coinvolta nella definizione di un protocollo d’intesa stipulato nel 2012 fra Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta, il Nucleo di Prossimità della Polizia Municipale di Torino e ASAI, al fine di sperimentare percorsi di giustizia riparativa in modo più standardizzato, ed ha così iniziato a proporre percorsi di riparazione, alternativi al processo penale, per minori tra i 13 e 18 anni, autori di reato, con le loro vittime, le famiglie, e la scuole ove parte del danno subito. 
 
A fronte di una sempre più ampia richiesta di interventi e inserimenti, si è deciso di mettere per iscritto le buone pratiche fino a quel momento attuate, e farne un vero e proprio progetto, candidato poi a finanziamento sul Bando Giovani della Compagnia di San Paolo.Così è nato RICOMINCIAMO, un progetto di giustizia riparativa basato su un Protocollo d’intesa stipulato fra la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta, il Nucleo di Prossimità della Polizia Municipale e ASAI.
 

Giustizia minorile Torino ci crede articleimage copia

GLI SVILUPPI. DA RICOMINCIAMO A ONE MORE TIME

La rilevanza dell’impatto socio-economico del progetto Ricominciamo e l’esperienza maturata nelle scuole ha indotto ASAI a lanciare una campagna dedicata al progetto ONE MORE TIME, al fine di garantire la continuità e sostenibilità dei percorsi di giustizia riparativa e delle azioni nelle scuole terminato nel 2019.
 
Gli obiettivi del progetto One More Time vanno in continuità con quelli del precedente progetto Ricominciamo, e prevedono la promozione di percorsi educativi, la stimolazione al protagonismo e al senso di responsabilità, l’attenzione alla vittima e alle famiglie, favorire la riduzione degli incidenti disciplinari, sospensioni e, in genere, problemi di disciplina e del disagio all’interno della scuola, promuovere la sensibilizzazione sul tema della giustizia riparativa a livello scolastico. Sono stati mantenuti invariati i percorsi di giustizia riparativa, sia nel metodo che nella forma, ed è stata enfatizzata l’attenzione alla scuola e ai percorsi preventivi con una nuova azione chiamata PIANTALA LÌ.
 
LA NUOVA SPERIMENTAZIONE “PIANTALA LI’”
 
Le scuole sempre più sentono la necessità di avere strumenti e metodi per affrontare problematiche di bullismo, aggressioni o, più in generale, questioni comportamentali che rendono difficile la gestione della classe, della didattica e che spesso sfociano in atti di aggressione di una certa rilevanza. È emerso il desiderio di lasciare un segno e far sì che dalla formazione si passi ai fatti concreti e che le scuole possano diventare esse stesse “agenti di giustizia riparativa”.
 
Sono state individuate sul territorio di Torino alcune scuole, con le quali iniziare un percorso di formazione e di coprogettazione di percorsi riparativi da attuare in alternativa ai provvedimenti disciplinari canonici: immaginiamo di arrivare ad alternative alle sospensioni e agli allontanamenti scolastici, che restano una grande sconfitta non solo per la scuola, ma per la società tutta. A fine percorso si prevede di attuare una azione simbolica: piantare l’albero della giustizia in uno degli spazi vissuti. Ricordando l’albero della giustizia del Sud Africa.
 
“Nel logo della Corte costituzionale non ci sono né bilancia né la spada. Al loro posto un albero sotto il quale si raccolgono figure di esseri umani bianchi e neri intrecciati tra di loro" ci ricorda Claudia Mazzuccato. "La sagoma dell’uno nasce grazie allo spazio lasciato dalla sagoma del fratello». Nell’ultima pagina dell’autobiografia di Mandela si trova un grande insegnamento di fraternità: «La fraternità più scandalosa è la fraternità con il colpevole». Perché lo scopo, sosteneva Mandela, è che nessuno sia più schiavo: il nero oppresso e abbrutito, il bianco vittima del suo odio e del suo pregiudizio, entrambi privati della loro umanità”. 
 
PROSPETTIVE FUTURE
 
Il gruppo di lavoro di ASAI è sempre più orientato a lavorare sulle prevenzione della devianza, in contesti scolastici aggregativi e culturali, e sulla valorizzazione dell’idea che esistono modi alternativi di educazione che non prevedono la punizione come mezzo e come fine, ma che prevedono percorsi riparativi, talvolta più lunghi e complessi, ma con orizzonti più vasti e duraturi nel tempo per i ragazzi che ne vengono coinvolti.
 
Ci piacerebbe far circolare maggiormente nella comunità l’idea della giustizia dell’albero, dove un’intera comunità di persone si ritrova in cerchio, insieme, a farsi carico del reo e del suo reato ( che significa anche ragionare su metodi alternativi alla giustizia detentiva) in contrapposizione alla giustizia alla dea bendata.
 
Passare da una giustizia della dea bendata ad una giustizia dell’albero (simbolo della Corte di giustizia della Repubblica Sudafricana), porterebbe i ragazzi e gli adulti coinvolti a rivedere i loro schemi culturali e mentali sul tema del giusto, e sosterrebbe l’intera società ad andare nella direzione di una presa in carico collettiva e condivisa.
 
A cura di Valeria Arrò, psicologa e operatrice ASAI nell'ambito della Giustizia Riparativa
 
Per approfondire il lavoro di ASAI nell'ambito della Giustizia Riparativa, vai alla sezione dedicata

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