SCUOLA ED EXTRASCUOLA: nuove sfide, nuove opportunità

Piani2 
 
Entrando in ASAI, si resta colpiti dalle tante voci di bambini, adolescenti e adulti in relazione. In un periodo come questo, quando i corpi non sono più a contatto e le distanze sono necessarie, che cosa resta dello spazio in cui sappiamo che la relazione ha terreno fertile? Ce ne parla Simone Piani, educatore. 
 
Entrando in uno degli spazi ASAI dopo le ore 16 è impossibile non rimanere colpiti dalla quantità di voci, sguardi e movimenti che si intrecciano: sono i bambini e le bambine, gli operatori e i volontari che si incontrano e insieme trascorrono le ore di quello che viene chiamato “dopo scuola”. Entrano, chi con gli zaini chi con le borse, si salutano e si chiedono “come stai” o “come è andata la giornata”, e si rispondono ognuno a suo modo. Un colorato disordine di suoni e corpi in relazione. Ma in un periodo come questo, quando i corpi non sono più a contatto e le distanze si fanno requisito necessario, cosa resta dello spazio in cui sappiamo che la relazione ha terreno fertile?
 
Prima di rispondervi a nostro modo, zoomiamo (per utilizzare un linguaggio adatto ai tempi) indietro e recuperiamo il significato di quelle parole che tanto utilizziamo ma di cui la portata forse non ci è del tutto chiara. “Extra scuola” e “dopo scuola”. Due termini, usati spesso come sinonimi, che nel nostro immaginario indicano quel luogo e quel tempo che proseguono quello della scuola in senso stretto: lo integrano, qualcuno potrebbe dire che lo completano. 
Eppure “extra” e “dopo” in genere connotano il sostantivo a cui si riferiscono come qualcosa di corollario, se non addirittura subordinato. Qualcosa che non potrebbe esistere senza ciò di cui sono “extra”, nel nostro caso la scuola. Riccardo Massa, noto filosofo dell’educazione e pedagogista, afferma che definendo uno spazio extrascuola lo si definisce tramite ciò che quello spazio non è attribuendogli dunque una connotazione negativa.
 
Se è pur vero che l’extrascuola è ciò che noi identifichiamo come l’offerta delle associazioni, tra cui naturalmente ASAI, che comprende sostegno allo studio, laboratori didattici, laboratori espressivi, ludici e sportivi, tutoraggio, corsi di italiano per stranieri, quindi in generale ciò che effettivamente non è scuola, siamo sicuri che il termine extrascuola attribuisca a questo spazio la giusta portata di significati? In altre parole, extrascuola è uno spazio che senza la scuola non avrebbe ragione di esistere, come ne suggerisce il nome?
 
Proviamo a rispondere di no: l’extrascuola è qualcosa in più del “non scuola”, del tempo “dopo la scuola”. A sostegno di questa prima risposta viene in aiuto nuovamente Massa secondo cui riconoscere piena dignità a ciò che chiamiamo extrascuola significa cogliere quelle che sono le sue caratteristiche più innovative: con la sua intrinseca flessibilità, possibilità di ascolto, di osservazione dei bambini e dei ragazzi in contesti differenti da quelli di apprendimento formale, gli incontri con le famiglie, la ricerca di offerte variegate, la capacità di aggregare per età differenti, l’opportunità di tempi informali di chiacchiera, scambio e relazione individuale. In questo senso e in quest’ottica l’extrascuola è anzitutto proposta di relazione umana e sostegno alla crescita prima, ed oltre che, offerta di integrazione alla didattica scolastica.
 
Proviamo a rispondere invece di sì: l’extrascuola è legata intrinsecamente alla scuola, con tutto ciò che questo può comportare. In tal senso sono interessanti  il contributo di Vincenzo Cesareo, professore emerito di sociologia presso la Cattolica di Milano, secondo cui si ha l’opportunità di "utilizzare le attività extrascolastiche come 'seconda via' all'istruzione degli alunni nei confronti dei quali la scuola non è riuscita ad incidere in termini di interesse e di motivazione" e il contributo di Cesare Scurati che afferma come “l’extrascuola possa essere una seconda opportunità di valorizzazione personale per chi subisce disadattamento a scuola”. In entrambi i casi si può osservare come l’extrascuola sia un’alternativa alla scuola, piuttosto che un completamento. Senza la scuola esso non avrebbe ragione di esistere perché ciò che si propone è di arrivare laddove la scuola non è in grado di arrivare, raggiungendo chi “rimane fuori”.
A questo punto ci sentiamo di poter dare la nostra risposta, maturata da riflessioni, tavoli di confronto, esperienza di educatori, operatori, volontari. La nostra risposta, come ogni tentativo di sintesi tra posizioni differenti, sta nel mezzo.
 
Piani
 
L’extrascuola cos’è se non uno dei nodi educativi che costituiscono, che devono costituire, la comunità in cui è inserito ciascun bambino, bambina, ragazzo e ragazza?
 
Un nodo educativo di una rete che comprende naturalmente la scuola, le agenzie formative, le proposte del territorio, le famiglie. L’extrascuola è una proposta che concorre a costruire, attraverso metodologie che diremmo “non formali”, distinguendole da quelle formali tipiche della scuola e quelle informali degli spazi destrutturati in cui capita anche di fare esperienze educative (i gruppi di pari, la piazza, il cinema…), la tanto nominata “comunità educante”.
 
Anche questa “terza via” beneficia di un contributo di un noto pedagogista, Franco Frabboni, che a più riprese ha affrontato il tema del rapporto tra scuola, extrascuola e territorio. Secondo Frabboni gli spazi educativi sopra citati non solo coesistono, ma sono strettamente connessi all’interno di ciò che lui definisce “Sistema Formativo Integrato”, un’utopica visione di un modello formativo completo. Senza approfondire il tema variamente trattato del SFI (altri riferimenti si possono trovare  in Frabboni F., Pinto Minerva F. (2001), Manuale di pedagogia generale, Roma-Bari, Laterza.), vogliamo sottolineare come questa visione sia finalmente alla base di ciò che intendiamo con il termine doposcuola o extrascuola: uno spazio che offre qualcosa che va oltre la scuola grazie alle sue peculiarità, ma al contempo qualcosa che alla scuola si lega indissolubilmente sostenendola e perseguendone assieme l’obiettivo educativo della crescita libera e sana delle nuove generazioni.
 
Torniamo ora alla domanda iniziale, con un po’ di consapevolezza in più sul ruolo dell’extrascuola. In un periodo come questo, quando i corpi non sono più a contatto, cosa resta dello spazio dell’extrascuola? Quanto è stato in grado l’extrascuola, pensiamo agli operatori e agli educatori che ne animano i corridoi, di proseguire nel raggiungimento dell’obiettivo educativo di cui si parlava?
 
Rispondiamo anche questa volta, ripensando all’esperienza che in questi ormai tre mesi di cambiamenti abbiamo maturato. Possiamo dire anzitutto che la visione non è cambiata: raggiungere tutti, non lasciare indietro nessuno, leggere i bisogni e costruire percorsi di senso con i singoli e con le collettività attraverso la relazione, sono rimasti i punti di riferimento nell’incertezza del momento. Le emergenze hanno imposto nuovi interrogativi, certamente. Come raggiungere tutti in un contesto che non permetteva di raggiungere fisicamente tutti, per esempio? Come continuare ad essere alleati di una scuola in piena confusione, di un territorio nascosto nelle case, di un’offerta ridotta all’osso dalle contingenze? La realtà dei fatti ha richiesto infine un cambiamento nelle modalità di intervento: quando non è stato più possibile percorrere assieme i corridoi di via Genè 12, la grande sala di via Baltea 3, le stanze di via Sant’Anselmo 27/E, di via Montevideo 11, di Corso Taranto 160, di via Ricasoli 15 o di via Panetti 1, quali azioni si potevano prospettare?
 
Eppure, a ben vedere, si è parlato di punti saldi e cambiamenti: esattamente ciò che al mondo dell’educazione è chiesto da sempre e per sempre sarà richiesto. Allora forse è per questo che l’extrascuola di ASAI ha cambiato pelle ma non ha cambiato anima. Forse è grazie all’esperienza pregressa che non ha esitato ha raggiungere di nuovo tutti, uno per uno. Forse è perché mosso da convinzioni consolidate che ha tenuto viva l’alleanza con la scuola senza metterla mai da parte e chiudersi in se stesso.
 
Nuove esigenze, in una rete che ha rischiato non raramente di strapparsi ma che si è stretta attorno a più persone possibili, educatori, insegnanti, genitori e naturalmente bambini. Telefono alla mano o videocamera accesa, ci si è dovuti parlare, ancora più di prima. Nulla per scontato, mai: la progettazione educativa ha dovuto farsi ancora più sostanziale, più vera, ancora più efficace. Ci si è dovuti interrogare, insieme, perché mai come in questi tre mesi ci si è resi conto che da soli non ce la si poteva fare. La sfida era troppo grande, la rete non doveva solo mantenersi salda ma diventare ancora più forte.
E così possiamo dire che si è tentato di fare. L’extra scuola ASAI non si è fermato. Si è preso le consuete pause di riflessione, certamente, per non correre a testa bassa verso le nuove sfide, ma non si è fermato.
 
Forse, concludendo, i corridoi e le stanze sono rimasti vuoti, ma certamente le persone non sono rimaste sole e ciò è stato possibile anche grazie al rafforzamento del rapporto tra scuola ed extrascuola: una necessità contingente e, ora possiamo dirlo a gran voce, un’opportunità per il futuro.
Ad oggi guardando ai percorsi costruiti in questi tre mesi possiamo dire che forse, se non un passo verso quel Sistema Formativo Integrato auspicato da Frabboni, quantomeno abbiamo conquistato la consapevolezza che costruire insieme è fondamentale, essenziale, necessario.
Siamo nodi di una stessa rete: scuola ed extrascuola devono continuare a cooperare per costruire una proposta formativa in grado di leggere i bisogni e proporre percorsi, non possono agire in maniera autoreferenziale, e non possono pensare di essere autosufficienti nel proporre  percorsi educativi. Servono alleanze, obiettivi comuni, visioni convergenti, serve più che mai parlarsi, contaminarsi, generare e rigenerare assieme.

 
Articolo a cura di Simone Piani, educatore socio-pedagogico.
 
Il presente estratto è tratto dalla pubblicazione "Fare insieme una cosa difficile". Costruire comunità prima, durante e dopo l'emergenza sanitaria del 2020. Per scaricare la versione integrale, andare alla pagina dedicata
 
 
BIBLIOGRAFIA E TESTI DI APPROFONDIMENTO

De Bartolomeis F., Scuola e territorio, La Nuova Italia, Firenze 1986.

Frabboni (a cura), Ambiente e educazione, Editori Laterza, Roma-Bari 1990.

Frabboni (a cura), Il sistema formativo integrato, Eit, Teramo 1989.

Frabboni F., L’ambiente come laboratorio. Quando il territorio si fa aula didattica, Eit, Teramo 1989.

Frabboni F., Pinto Minerva F., Manuale di pedagogia e didattica, Editori Laterza, Roma-Bari 2013.

Gallelli R., Educare alle differenze. Il gioco e il giocare in una didattica inclusiva, Franco Angeli, Milano 2012.

Mortari L., Ecologicamente pensando. Cultura ambientale e processi formativi, Unicopli, Milano 1998.

Orefice P., Didattica dell’ambiente. Guida per operatori della scuola, dell’extrascuola e dell’educazione degli adulti, La Nuova Italia, Firenze 1993.

Orefice P., Sarracino V., Comunità locali e educazione permanente, Liguori, Napoli 1981.

Sarracino V., Pedagogia e educazione sociale, ETS, Pisa 2014.

Scurati C., L’educazione extrascolastica, La Scuola, Brescia 1980

 

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