Bimbi a Saint Jacques: Marco e Patrizia raccontano

Marco, operatore, e Patrizia, volontaria descrivono la bella esperienza del campo elementari.
 
Un campo estivo? Di più. Un laboratorio di cittadinanza attiva.
 
Il campo delle elemenatri a Saint Jacques è un'avventura. Adulti, adolescenti e bambini si trovano a imparare a vivere insieme, per una settimana, in alta montagna.
 
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Si tratta di un'opportunità di incontro e di collaborazione. Per ognuno dei giorni di permanenza si lavora, si riposa e si gioca insieme. La diversità dei partecipanti è forse un elemento comune anche a altre esperienze. Ma ciò che fa del campo ASAI di Saint Jacques un laboratorio di cittadinanza e di vita comunitaria è il fatto che a queste diversità viene dato valore, radicalmente.

Il lavoro degli animatori, quello dei cuochi, dei coordinatori e dei genitori coinvolti nell'organizzazione è per natura rivolto a tutti. Le eccezioni, le irregolarità non vengono allontanate, o ancor peggio punite, ma entrano in circolo, come nuove ricchezze, nel terreno comune.
Ogni edizione è per questo diversa dalla precedente, al mutare degli attori, mutano i percorsi, le esperienze. Così crediamo si possa fare intercultura.
Le gite al Lago Blu, quelle più vicine e quelle più lontane, i laboratori nel bosco, i lavori per il mantenimento della casa, i giochi serali, sono occasioni di lavoro, tra bambini e adulti, per la costruzione del loro mondo di cittadinanza. Per questo l'esperienza in montagna non è una vacanza, ma un terreno di scambio reale tra persone.

Il centro del campo sono i bambini, la loro esperienza di vita insieme, le loro relazioni tra pari e con gli adulti. Per questo tutti gli adulti coinvolti nel campo entrano a far parte di una esperienza in primis di lavoro (dalla cucina, all’accompagnamento, all’assistenza), e in seguito di conoscenza di se stessi e degli altri. Non si tratta di un villaggio turistico, o di una vacanza alternativa. Qui si fa intercultura, lavorando, dividendosi i compiti, gli spazi, i tempi e rispettando quelli degli altri. L’animatore ha dei ruoli, il cuoco degli altri, l’accompagnatore altri ancora. E’ a partire dal rispetto di ognuna delle figure che partecipano e che collaborano alla vita del campo, che è possibile poi creare quel miscuglio creativo che fa parte dell’attività interculturale dell’ASAI. Siamo consapevoli che senza una preliminare divisione dei compiti si creerebbe soltanto caos e frustrazione. Questa disponibilità al lavoro e al mettersi ognuno al proprio posto è ciò che sta alla base del nostro sforzo, e ciò che chiediamo a chi ne entra a far parte.

Una vera comunicazione deve tenere conto di chi parla e di chi ascolta. Dei sentimenti, delle paure e delle aspettative. Il conflitto è una parte integrante della vita, così come lo svago, la libertà e i legami.
Possiamo dire che l'esperienza di Saint Jacques è un'esperienza di comunicazione, proprio perché ogni persona ha il suo spazio di ascolto e di espressione, senza il tentativo di uniformarsi a un presunto “così si dovrebbe fare”.
Se uno dovesse elencare quante situazioni diverse accadono nei sette giorni di permanenza a Saint Jacques, verrebbe da pensare di trovarsi in una metropoli, dove accade di tutto. E invece la casa è isolata, lungo un sentiero che porta al Monte Rosa, e la ricchezza dei fatti è data semplicemente dalla vita in comune.

A distanza di qualche tempo da questa esperienza ci fermiamo a pensare. Non vorremmo che il campo di Saint Jacques fosse la normalità anche a Torino, non auspichiamo di vivere allo stesso modo anche la nostra quotidianità. Il mistero, il fascino di quel luogo non può essere tradito. Il laboratorio è là, come le stanza del doposcuola o quelle dei centri estivi. Sono, e devono restare luoghi diversi, centri di esperienze diverse. Quello che però il campo insegna è che una vita comunitaria, rispettosa e ricca è possibile, perché c'è la voglia, lo spirito di sacrificio e la gioia di perseguirla. In montagna, al mare, in città.

Marco Triches referente animatori ASAI
 
 
Minestrone con gli “erbasun”

Sapete che cosa si intende in piemontese con la parola “erbasun”? In generale significa erbacce ma in campo alimentare indica quelle erbe che si possono mangiare. Al campo di Saint Jacques il nostro eccezionale cuoco Renzo ha preparato eccellenti minestroni con le erbe raccolte dalla sottoscritta nominata seduta stante “donna degli erbasun”.
 
patrizia

Con Renzo collaboravano Francesca, Gianna, Rosella, Silvia,Valentina, Stefano ed io. Un buon gruppo che si è subito affiatato ed ha potuto affrontare anche massicce perturbazioni gastro intestinali da virus, di bambini e adulti. Anna, infaticabile, ha tenuta salda la barra del timone organizzando perfettamente le attività dei bambini e di noi tutti. Che dire poi di Marco? Sempre presente, sereno, autorevole ha coordinato i giovani e fantastici animatori senza mai stancarsi né alterarsi: un leader nato!

Gli animatori sono stati molto efficienti nella loro opera ed hanno saputo gestire in allegria i ragazzini loro affidati. Tutti hanno dimostrato una pazienza infinita, un grande affetto (ricambiato) per i piccoli ed una calda disponibilità a confrontarsi con noi “vecchi”.

E infine i protagonisti del campo, i bambini delle elementari ed i ragazzi delle medie. Non sono in grado di ricordare tutti i loro nomi, ma di tutti conservo almeno un ricordo. Il faccino smunto di chi era stato appena male di stomaco, il sorriso di chi aveva impastato la sua prima pizza o visto il suo primo lago alpino o il suo primo falò. L’aria ironica di chi stava per combinarne qualcuna (e tanto mica pensi di beccarmi…), gli occhi semichiusi di chi non ce la faceva proprio più per la stanchezza, la soddisfazione di chi aveva vinto il freddo e fatto un rapido tuffo nelle acque gelide del Lago Blu (unica tra noi ad osare è stata l’inarrestabile Anna!!!). La soddisfazione dei ragazzi più grandi per essere riusciti a raggiungere il Rifugio Mezzalama ed i loro racconti entusiasti delle “valanghe di ghiaccio” che avevano visto (a distanza di sicurezza, per fortuna), degli stambecchi, delle marmotte.

In conclusione, un gran bel gruppo di persone dai sette ai ?anta anni che si è trovato allegramente insieme in un bellissimo posto e che si è lasciato con il rammarico che fosse già finito.

Allora, al prossimo anno. Vi farò conoscere altre erbe commestibili o utili.
 
Patrizia Borio, volontaria
 
 
Clicca "Bimbi in festa a Saint Jacques" e guarda l'album fotografico del campo.

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