La scuola in Svezia: niente voti e bocciature, però...

Continua il viaggio nella scuola nel mondo, raccontato da genitori, alunni e insegnanti con un'esperienza all'estero. Questo mese Elena Raviola, ricercatrice presso l'Università di Gothenburg e mamma di due bambini, ci parla della Svezia.

La scuola svedese è divisa in 4 cicli, preceduti da un anno prescolare, di transizione fra scuola materna e scuola dell’obbligo. La scuola è obbligatoria fra i 6 e i 16 anni.
 
sweden school
 
Il passaggio da un ciclo all’altro non prevede alcun esame, ma un cambio di insegnante primario della classe e la continuazione dei programmi di studio degli anni precedenti. Nell’intero sistema scolastico non esiste la bocciatura. Tutti gli alunni passano alla classe successiva automaticamente.
 
Nella scuola dell’obbligo fra la classe di prescuola e la classe 5 non si assegnano voti, mentre l’insegnante primario della classe sviluppa dei giudizi qualitativi che condivide in colloqui con i genitori e i bambini interessati. Nella classe 3, 6 e 9 si effettuano anche quelle che vengono chiamate ‘national prov’ (prova nazionale), che consistono in prove sviluppate dal Ministero dell’Istruzione e inviate a tutte le scuole per testare il livello di conoscenza degli allievi di fine ciclo.

I voti vengono introdotti nella classe 6 e sono adattati al sistema europeo di A-B-C-D-E-F. I voti finali della classe 9 sono particolarmente importanti in quanto costituiscono la base di selezione per l’accesso a diversi ‘gymnasi’. Esistono diversi tipi di ‘gymnasi’, paragonabili alle nostre scuola superiori. Quello più prestigioso e considerato più difficile è il ginnasio di scienze naturali, seguito da quello di scienze sociali. Il voto finale del ginnasio è molto importante per l’accesso all’università. Quest’ultimo infatti avviene sulla base di una lista di preferenza dei corsi di studio e dell’università. I candidati vengono messi in lista sulla base di due possibili criteri: il risultato di una prova nazionale di cultura generale comune a tutte le facoltà, che si chiama ‘högskoleprov’ (prova dell’università) oppure la media finale del ginnasio.

L’intero sistema educativo svedese, inclusa l’università, è gratuito, anche nelle scuole private.

Negli ultimi anni il dibattito pubblico sulla scuola è diventato particolarmente intenso per una serie di problemi che sono sicuramente comuni ad altre nazioni. Fra questi i più discussi sono:
- un crescente livello di bullismo;
- un aumentato tasso di insegnanti che prendono congedi di malattia a causa di classi “indisciplinate”;
- un calo forte del “prestigio” sociale del lavoro di insegnante e l’incapacità dei corsi universitari di pedagogia di attrarre i migliori studenti, anche per via dei bassi salari;
- una diminuzione preoccupante dei risultati dei test Pisa ( programma per la valutazione internazionale degli studenti), soprattutto in matematica.

Quest’ultimo problema è stato ampiamente discusso pubblicamente. La vicina Finlandia, che viene spesso citata, ha risultati eccellenti in matematica.

A prima vista il sistema scolastico svedese appare meno duro di quello italiano. Il carico di compiti e studio a casa è significativamente inferiore, non ci sono compiti durante le vacanze, non esiste la bocciatura e i voti vengono introdotti solo all’età di 13 anni.
Ci sono tuttavia difficoltà che rendono questo sistema “crudele”. Per esempio, l’introduzione dei voti a 13 anni può essere scioccante per i ragazzi che non hanno mai avuto voti prima e hanno sopravvalutato la propria prestazione. Inoltre, la selezione degli allievi per il ginnasio sulla base del voto finale della classe 9 e per l’università sulla base del voto finale del ginnasio rende il voto cruciale sin dai 16 anni di età e preclude possibilità di formazione e quindi di lavoro ai ragazzi con voti non eccellenti. Se per esempio un ragazzo esce dal ginnasio con una media B, è praticamente impossibile che diventi medico.

Il risultato è una scuola che non riesce a livellare le differenze di classe sociali degli allievi. Quelli che vengono da una buona famiglia in cui si parla bene svedese e si dà importanza agli studi, hanno molta molta più probabilità di avere accesso a buona scuole superiori e universitarie. Gli immigrati, soprattutto quelli che abitano in periferia in zone quasi esclusivamente popolate da immigrati, hanno poche possibilità di ascesa sociale. Un sintomo di questo problema è che molto immigrati di seconda generazione parlano svedese con l’accento originario dei genitori.
 
Elena Raviola

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