Saper scegliere: l'orientamento alla scuola superiore

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Samuele Bartali, educatore di ASAI, racconta un’esperienza di orientamento e ci propone una riflessione sull’importanza di questi percorsi che coinvolgono adolescenti, insegnanti e famiglie.
 
1. Il termine e la sua evoluzione nel tempo
 
Il termine “orientamento” indica la capacità di riconoscere dove ci si trova e la direzione verso la quale andare. Orientarsi, dunque, è indispensabile quando si affronta un viaggio oltre i limiti della propria casa, ma assume un significato ricco d’importanza anche quando si tratta del Sé, di proseguire il proprio cammino oltre la comfort zone per sperimentare il nuovo.
 
Il significato di “orientamento” è cambiato nel corso del tempo, a partire dagli anni a cavallo fra ‘800 e ‘900. Grazie alle ricerche svolte dalla professoressa Maria Rosaria Mancinelli, possiamo osservare come la questione educativa e professionale – soprattutto nei primi anni del ‘900 – veniva affrontata nell’ambito familiare: il lavoro veniva tramandato da una generazione alla successiva tramite il passaggio delle competenze necessarie per lo svolgimento dello stesso. Si può dunque intuire che il primo grande cambiamento si ebbe con l’avvento della rivoluzione industriale e il proliferare delle fabbriche, che favorirono una “netta differenziazione di ruoli professionali nell’ambito del sistema produttivo”.
 
Alla metà del ‘900 si giunse alla successiva fase che prendeva in considerazione le inclinazioni del singolo. Tale approccio sottolineava l’importanza della psicologia, sin qui unico punto di riferimento teorico, ma allo stesso tempo attirava numerose critiche, avanzate specialmente dai sociologi. Furono proprio loro a  insistere affinché l’orientamento non fosse più visto come una scelta definitiva e irreversibile, bensì come un percorso, un processo formativo in itinere.
 
Proseguendo lungo la timeline storica, giungiamo agli anni ’60 e entriamo nel vivo della questione scolastica. In essa l’approccio non è più centrato sul professionista, pur sempre fondamentale, ma mette al centro la persona con la sua necessità e voglia di essere orientata. Entrano in gioco variabili personali, sociali e culturali, fattori psicologici e fattori relazionali, tanto che, in tempi più recenti, l’orientamento è inserito nei curricula scolastici.
 
2. L’orientamento all’interno di RSC
 
In una scuola secondaria di I grado di Torino, gli operatori della cooperativa Terremondo e di ASAI hanno proposto un percorso formativo nell’ambito del Progetto Nazionale per l'inclusione e l'integrazione dei bambini Rom, Sinti e Caminanti (RSC). I diretti destinatari sono i bambini e ragazzi RSC dai 3 ai 14 anni e le loro famiglie, in sinergia con bambini e ragazzi non RSC iscritti nelle classi e scuole interessate, dirigenti scolastici, docenti, personale ATA, responsabili e operatori dei settori sociale e sanitario, dell’associazionismo e della rete locale per l’inclusione.
 
Per raggiungere parte degli obiettivi di progetto, gli educatori hanno dialogato con l’I.C. Parri-Vian di Torino avanzando la proposta di un percorso di orientamento alle scuole superiori da affrontare con le classi di terza media, facendo leva su due fattori fondamentali: il lavoro di rete e la funzione formativa della scuola che supporta gli studenti non solo nella formazione, ma anche nelle scelte.  
 
Per impostare al meglio il percorso, gli operatori hanno coinvolto un orientatore esperto dei Servizi Educativi della città di Torino e, grazie alle sue indicazioni, hanno attinto al materiale presente sul sito web del Salone Permanente dell’Orientamento. Sono poi passati alla rimodulazione di tali elementi, per aggiungere una parte ludica e interattiva, con l’intento di ridurre i momenti frontali mettendo al centro le persone. Dopo una fase di conoscenza recicproca tra studenti e operatori, sono state raccolte informazioni generali su interessi, attitudini e motivazioni, con domande che spaziavano dal cibo alla musica, per arrivare alle materie scolastiche e al tempo dedicato allo studio.
 
Al termine del primo incontro, i ragazzi hanno ricevuto una scheda con una traccia di intervista da sottoporre ai genitori e agli adulti di riferimento, volta a facilitare un dialogo intergenerazionale fra preadolescenti e adulti chiamati a raccontare il proprio percorso di studi, le motivazioni o le cause determinanti delle loro scelte, il grado di aderenza del loro percorso al mondo del lavoro e alle loro professioni attuali e, infine, il grado di influenza del contesto familiare sulle scelte di ognuno. Si è scelto anche di approfondire il grado di conoscenza del mondo del lavoro, con attività  in piccolo e grande gruppo e una discussione approfondita sulle opportunità offerte dalla società, sulla formazione e sulle possibilità occupazionali, con un focus specifico sulle professioni emergenti e innovative.
 
Per la restituzione finale, è stata fondamentale la presenza dell’orientatore che, dopo avere elaborato i materiali e le domande dei ragazzi, ha tirato le fila del percorso sciogliendo gli ultimi nodi rimasti.
 
Questo breve ma efficace percorso di orientamento non sarebbe stato possibile senza una rete di professionisti che ha messo al centro studenti e studentesse, con i loro desideri e aspettative, in un efficace confronto con il mondo del lavoro. Ci auguriamo quindi che l’orientamento sia sempre più uno strumento centrale nel progetto RSC, e non solo.
 
 
Scarica qui l’articolo completo di Samuele Bartali
 
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