Storie di Sportello: Lamin, dal Valentino a una casa tutta sua

Per conoscere meglio le attività dello Sportello Lavoro, vi proponiamo alcune storie di ragazzi che hanno cominciato un percorso di formazione e borsa lavoro e che, oggi, sono sulla strada dell'autonomia.

Lamin, senegalese vissuto per 30 anni in Libia, ha incontrato gli operatori ASAI al Parco del Valentino. Oggi fa il meccanico di biciclette e ha una casa tutta sua. 

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L’estate, per ASAI, è un’occasione di incontro. Sotto il tendone bianco montato tra corso Massimo D’Azeglio e Corso Vittorio Emanuele si ritrovano bambini, adolescenti e giovani che hanno frequentato l’associazione durante l’anno, ma anche persone che passano di lì e che, giorno dopo giorno, si avvicinano alle attività e si integrano nel gruppo.

Lo Sportello Lavoro è presente al Valentino con attività di aggancio e senbilizzazione anche di giovani che si aggirano nel Parco per spaccio di droghe leggere.

Alessandra Scotti, operatrice della cooperativa Terremondo e responsabile dello Sportello Lavoro ASAI, ci racconta così la sua esperienza: “Noi siamo al Parco con l’obiettivo di animarlo e rendere più bella l’estate ai giovani e ai cittadini che passano di lì. Ma molti non passano: vivono lì. Due anni fa avevamo in chiusura alcuni progetti di accoglienza Sprar per richiedenti asilo. Diversi ragazzi raccontavano le loro paure legate al fatto di essere sbattuti fuori da quella che chiamavano casa, per andare non sapevano dove né con chi. Non capivano perché gli era stato dato un permesso di soggiorno per motivi umanitari o di protezione internazionale, e nello stesso tempo gli veniva tolta la casa, non gli veniva insegnato l’italiano e si annoiavano tantissimo da un anno”.

L’incontro con loro ha regalato nuovi rapporti, per esempio quello con Lamin, nome di fantasia per tutelare la sua privacy. Nato da genitori senegalesi, è arrivato in Italia dopo aver vissuto 30 anni in Libia. Aveva appena concluso il suo anno di accoglienza come richiedente asilo politico e da pochi giorni dormiva al Parco Valentino. Le uniche parole in italiano che conosceva erano “Ciao, come stai?”, “Bene”, “Grazie mille”.
“Al Valentino io stavo facendo niente, io non hai lavoro e non hai casa, al Valentino ogni tanto giochiamo e incontro amici. ASAI mi ha fatto giocare” raccontava in un’intervista, sei mesi dopo quell’incontro.

Lamin, come gli altri 30 ragazzi che dormivano al Parco, aveva voglia e necessità di imparare l'italiano. Durante l’estate si era avvicinato alla lingua e a settembre, accompagnato da Alessandra, aveva iniziato a frequentare il Cpia Parini per un corso di alfabetizzazione italiana.
Non dormiva più al Parco, aveva trovato un letto all'Ex Moi al Lingotto. Non ha mai saltato un giorno di scuola e a pranzo veniva allo Sportello Lavoro ASAI per mangiare, riposarsi e scrivere un po' su facebook. “Passando molte ore insieme, abbiamo chiacchierato tanto” racconta Alessandra “Mi ha detto un sacco di cose di sé e mi ha confidato la sua fede profonda nell’amicizia”.

È stata Alessandra ad accendere un tirocinio presso il suo ciclista di fiducia, dato che Lamin, in Libia, aveva lavorato come meccanico di biciclette.
Il tirocinio è durato otto mesi, di cui due a carico dell'azienda. Ecco le parole di Cinzia Giorgio di Queen Bike: “Difficile condensare in poche frasi cosa sono stati 8 mesi di lavoro. La volontà era quella di dare una formazione completa e non superficiale, perché il tirocinante si è rilevato una persona estremamente attenta e attiva, che quindi ci ha dato la possibilità di credere in questo progetto. ASAI tiene molto al fatto che i ragazzi possano ricevere una valida formazione e soprattutto che le aziende abbiano la possibilità di investire delle risorse in questa formazione, andando ad arricchire la propria situazione lavorativa”.

Nel Settembre 2015 Lamin ha firmato un contratto full time a tempo indeterminato. Si è trasferito in una casa con due ragazzi afghani conosciuti nel gruppo del venerdì dello Sportello Lavoro ASAI, i quali avevano un letto in più e il bisogno di affittarlo. Andare via dall'ex Moi gli ha dato innanzitutto la possibilità di avere un letto pulito e una casa, ma per poter rinnovare il permesso di soggiorno, avere un medico di base e poter davvero iniziare una vita “normale” c’era bisogno della residenza a Torino. Gli operatori dello Sportello lo hanno aiutato nella ricerca di una casa in affitto.

Grazie alla collaborazione con il progetto “Insieme per la casa” della Fondazione Don Mario Operti e di Cicsene, Lamin oggi vive in una bella casa in zona San Salvario e ospita un amico immigrato. Si definisce un ragazzo fortunato: “Sono stato accolto e ascoltato” dice in un italiano sempre più fluente, “e finalmente posso contare sulle mie forze”.

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