#nonsiamostatifermi da leggere!

ASAI Copertina Pubblicazione Comics
 
Finalmente disponibile la pubblicazione #nonsiamostatifermi, che racconta le riflessioni degli adolescenti su scuola, DAD, volontariato, musica e ritiro sociale. 
 
“Il problema è che questi adolescenti sono da sempre disabituati a un minimo di sacrificio e rinunce, abituati ad avere tutto. Subito si trovano spiazzati e non sanno come gestire questo disagio.”
 
“Questi adolescenti appaiono mammolette senza colonna vertebrale, con tv spazzatura, programmi insulsi, rapper, trapper, mode demenziali, droga, sballi vari.”
 
“Adesso basta. Chi vuole studia in ogni condizione. Stare a casa in DAD ti tutela la salute e se vuoi studi. Se ti manca la scuola per via della socializzazione allora è perché vai a scuola solo per chiacchierare e non per studiare.”
 
Questi sono alcuni tra le migliaia di post apparsi sui social network in questi due anni, a commento di articoli riguardanti la condizione degli adolescenti durante il periodo pandemico. Dietro la consueta carica di rabbia e frustrazione veicolata dai social, si intravede un forte pregiudizio nei confronti di giovani e adolescenti. Un pregiudizio che in realtà ha attraversato epoche e generazioni ma che, ancora adesso, tiene i giovani ai margini della società, ostacola processi inclusivi e partecipativi, spinge a deresponsabilizzarli per poi accusarli di essere incapaci di assumersi responsabilità.
 
L’esperienza di tanti anni di lavoro in ambito educativo ci invita ancora una volta a guardare al mondo dell’adolescenza, senza ricorrere a facili stereotipi con i quali sovente etichettiamo i vari gruppi sociali (i giovani, gli anziani, gli stranieri, i politici, le donne…).
 
In questi ultimi mesi, volontari ed educatori di ASAI hanno attivato numerose occasioni di ascolto e confronto con e tra adolescenti. Avvertendo l’impellente bisogno di ragazzi e ragazze di raccontare la propria esperienza in tempo di pandemia, si è dato avvio a focus group, interviste, attività volti a facilitare la narrazione e lo scambio, per comporre una lettura di senso di questo periodo.
 
Da questo lungo percorso emerge un quadro complesso e disomogeneo, con tante sfumature. Quelle scure e drammatiche di coloro la cui fragilità è stata messa completamente a nudo, manifestandosi attraverso depressione, ritiro sociale, autolesionismo. Quelle intermedie di chi è riuscito a non farsi trascinare nel vortice della depressione, nonostante stress, indolenza e crisi di panico causate dai numerosi “primi giorni di scuola” vissuti all’interno di un anno scolastico. I colori accesi di chi ha aggredito la situazione, impiegando risorse emotive e intellettuali al servizio della comunità o della propria creatività.
 
Delle testimonianze raccolte (circa un centinaio) vogliamo cogliere e sottolineare il dinamismo con il quale i ragazzi e le ragazze sembrano affrontare la situazione di immobilità. Anche se frenati dalle circostanze esterne, in molti casi consapevoli del rischio di sedersi e impigrirsi, non hanno rinunciato ad assecondare il loro istinto alla crescita e alla curiosità, coltivando passioni e interessi, approfondendo legami, sviluppando sensibilità verso il mondo che li circonda. Pur apparendo controversi e divisi sul rispetto delle regole di sicurezza (la sfida alla norma è vecchia quanto è vecchio il mondo), manifestano e praticano un forte senso di responsabilità nei confronti delle persone percepite come più fragili, quali i nonni e i fratelli minori.
 
Attraverso le tavole illustrate dai compagni di viaggio della Scuola Internazionale di Comics e gli articoli che le seguono, conosceremo lo sguardo sul mondo di Aicha, Salma, Meryem e Hajar, quattro amiche che vivono in Barriera di Milano, dove frequentano le scuole superiori. Come per altri adolescenti, anche per loro sono anni faticosi, difficili da interpretare e da vivere, in particolare in relazione alla scuola e alla possibilità di coltivare amicizie e passioni.
Samuele, 16 anni, è un ragazzo molto creativo e ha talento e passione per l’animazione. In questo periodo di pandemia ha avuto modo di prendersi cura di altre persone, in particolare anziane, creando con alcuni di loro speciali rapporti amicali.
 
tavole
 
Mabel è sempre stata timida e introversa ma, negli ultimi mesi, poco per volta si è chiusa nel suo mondo, cominciando a non connettersi più alle lezioni scolastiche, a non rispondere alle amiche che la cercavano, fino a decidere di non uscire più di casa. Ha abbandonato la scuola e non vuole parlare con nessuno.
Gioia e Anita partecipano al gruppo che si è autodefinito “Cura del sé” presso il centro aggregativo ASAI di San Salvario. Sono ragazze che, insieme a un’educatrice e ad alcune volontarie, discutono di temi legati alla femminilità e all’adolescenza mentre svolgono attività per il benessere del proprio corpo. Periodicamente si confrontano con donne di diverse generazioni e organizzano incursioni di sensibilizzazione in quartiere.
 
E poi ci sono Alice e Axell che trovano nella musica una possibilità di espressione, di crescita e realizzazione personale. Scrivono con sensibilità e interpretano i loro brani con grande abilità. Ma non solo: grazie alle loro capacità organizzative e alla rete di contatti e amicizie che li circonda, raggiungono migliaia di persone attraverso YouTube, facendo numeri da “grandi” della canzone.
 
Verso il termine di questo percorso di narrazione e confronto, abbiamo da un lato sentito la necessità di far uscire le voci dei ragazzi dalle mura dei nostri centri aggregativi, dall’altro abbiamo percepito l’esigenza di un’azione pubblica, che mettesse in gioco la fisicità degli adolescenti all’interno di uno spazio pubblico. È nata così l’idea di realizzare un flash mob in Piazza Palazzo di Città, luogo simbolo della rappresentanza e della partecipazione dei cittadini di Torino. Nell’identificare il tratto caratterizzante dell’iniziativa, noi adulti davamo per scontato emergesse il tema dell’invisibilità degli adolescenti nel dibattito pubblico di questi mesi. Siamo rimasti stupiti nell’osservare come i ragazzi, pur accorgendosi di essere stati effettivamente messi da parte, non abbiano assunto un atteggiamento rivendicativo nei confronti della società, bensì si siano mostrati determinati a diffondere un messaggio propositivo.
 
#NONSIAMOSTATIFERMI, slogan del flash mob realizzato alla presenza delle istituzioni cittadine e, allo stesso tempo, titolo della presente pubblicazione, non è una richiesta di attenzione e di aiuto, bensì un invito alla cosiddetta comunità educante a prendere sul serio il desiderio degli adolescenti di essere parte attiva nella società. È un richiamo a non considerare l’adolescenza come un’età di passaggio. Nessuna età è di passaggio. Ogni periodo della vita va riempito di senso e di esperienze, di partecipazione e responsabilità.
 
È importante che ogni gruppo sociale, adolescenti e giovani compresi, possa trovare spazi per incidere nella società, per portare il proprio contributo alla comunità. Responsabilità e cura della propria comunità non sono ascrivibili al campo dei “doveri”, ma vanno pensati come diritti da garantire, creando varchi anche a favore dell’iniziativa dei più piccoli.
 
Gli adolescenti non sono fermi, tocca a noi creare contesti in cui il loro movimento non sia fine a se stesso, ma contribuisca a definire il presente e il futuro.
 
Riccardo D’Agostino,
Direttore di ASAI
 
 
Scarica qui la versione digitale di #nonsiamostatifermi 

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