Competenze digitali: una reale opportunità per tutti?

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Durante l'emergenza sanitaria, l'educazione si apre a nuovi scenari. Quali bisogni? Quali strumenti? E soprattutto quale ruolo per la comunità educante? Le riflessioni dell'educatrice Dalila Racanicchi
 
Durante queste settimane sentiamo spesso parlare dei numeri legati all'emergenza sanitaria, di notizie di cronaca che segnalano come alcune problematiche sociali vengano acuite dell'emergenza in corso, di smart working e di didattica a distanza.
 
In quanto educatori, insegnanti e volontari che operano a stretto contatto con il mondo della scuola, siamo chiamati a dover riflettere e agire in fretta in un contesto parzialmente nuovo ma sempre più complesso, non dimenticando nessun aspetto delle vite dei nostri ragazzi e delle loro famiglie. Ora più che mai, coloro che operano nel mondo della scuola sentono spesso pronunciare parole come: privacy, computer, internet, classroom, meet, piattaforme per la didattica a distanza (DAD). Ad esse, dovremmo accostarne altre come competenze digitali, tassi d'istruzione, condizioni economiche, qualità delle infrastrutture che, purtroppo, ne richiamano altre come Digital Divide, disuguaglianze socio-economiche, esclusione e bassa mobilità sociale.
 
Come educatori e insegnanti del progetto PAS non possiamo dimenticare che l'Italia affronta grosse difficoltà sotto il punto di vista della frequenza scolastica, del successo formativo, dell'accesso alle tecnologie e come questi fenomeni siano intimamente correlati a condizioni di marginalità nella società.
 
Il rapporto ISTAT del 2019, su cittadini e ICT (Information and Communication Technologies), evidenzia che:
¬ il 95,1% delle famiglie con almeno un minorenne dispone di un accesso a internet con un'alta concentrazione nelle aree metropolitane (78,1%)
¬ tra gli utenti di 14 anni il 91,8% accede dagli smartphone
¬ il 41,6% degli utenti tra i 16/47 anni ha basse competenze digitali
¬ il 13,8 % di coloro che non usano internet si avvale di motivazioni economiche
¬ le attività più diffuse sul web sono quelle legate ai servizi di comunicazione
(Fonte https://www.istat.it/it/archivio/236920)
 
Partendo da queste considerazioni abbiamo provato a ripensare al nostro lavoro dentro e fuori la scuola che ancora una volta ci richiede, come professionisti e individui, un alto grado di flessibilità e adattamento.
 
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L'isolamento è stato l'aspetto, che più di altri, ha inciso nel ripensamento nella nostra pratica quotidiana basata sull'attivazione della comunità educante e delle sue reti. Inizialmente, come educatori e docenti, abbiamo ascoltato e raccolto i bisogni educativi e didattici delle famiglie, censito le risorse disponibili (internet, pc) per confrontarle e immaginare strategie e proposte.
 
Abbiamo rilevato le seguenti difficoltà:
 
• necessità di sostegno per lo svolgimento dei compiti → percorsi individualizzati
• necessità dei ragazzi di essere stimolati con attività divertenti e creative durante il tempo libero. → lab pas e lab espressivi
• presenza di nuclei famigliari numerosi e/o allargati in piccole abitazioni → ascolto e relazione finalizzata al sollievo
• supporto e ascolto per alcuni membri della famiglia sottoposti a particolare stress → ascolto e relazione finalizzata al sollievo
• ricezione, compilazione e invio alla scuola della privacy necessaria per essere inseriti nelle piattaforme di DAD → aiutato il circolare di informazioni, la compilazione e l'invio tramite canali più diretti
• l'acuirsi delle barriere linguistiche a causa dell'isolamento, nei ragazzi con lingua madre diversa dall’italiano → attivazione della risorsa dei pari e della rete anche come mediazione linguistica
• la mancanza di device e di connessioni → Manzoni people (distribuzione/acquisto pc e condivisione wifi)
• basse competenze digitali → già obiettivo dei laboratori del progetto Provaci Ancora Sam, da intensificare in futuro.
 
Per rispondere al bisogno di continuità relazionale e di supporto nello svolgimento dei compiti, come extrascuola abbiamo attivato dei percorsi individualizzati supportati dagli operatori, dalle famiglie e da qualche volontario e intensificato/rivisto l'uso dei gruppi WhatsApp per mantenere viva la dimensione comunitaria. Insieme ai ragazzi abbiamo cercato di ridefinire una routine quotidiana e alcune regole condivise, decidendo in quali giorni ed orari svolgere i compiti e quali modalità fossero più adatte alla ricostruzione di spazi di ascolto e di relazione. Gli “incontri” con i ragazzi e i genitori vengono accompagnati dalla scrittura di un diario a quattro mani, sul quale annotare le riflessioni e i contenuti affrontati durante la telefonata. Questa pratica permette ai ragazzi e agli operatori di tenere traccia dei percorsi ma soprattutto favorisce la condivisione di emozioni e pensieri nonché una meta riflessione.
 
La necessità di rinforzare le reti di solidarietà per superare le barriere linguistiche, l'insufficienza di computer e connessioni per il sostegno dei percorsi individualizzati, la realizzazione delle attività laboratoriali e l'attivazione di spazi di ascolto e supporto per alcuni elementi del nucleo, hanno permesso di rafforzare e instaurare nuovi legami con le famiglie.
 
Questo processo ha consolidato la rete della comunità educante che in questo momento è più che mai una risorsa preziosa. Anche in futuro la comunità educante sarà chiamata ad avere un ruolo sempre più attivo come soggetto proponente e non beneficiario di percorsi educativi.
 
Come accennato in precedenza, in questo periodo di emergenza sanitaria l'aspetto comunitario è quello più difficile da tenere vivo. Avvalendoci di strumenti quali le chat di WhatsApp e i broadcast, abbiamo attivato alcuni laboratori espressivi mantenendo fisso l'appuntamento settimanale. Per esempio i bambini del doposcuola elementari continuano il loro percorso di Piccoli Esploratori del sabato pomeriggio attraverso l'invenzione di una storia collettiva. Durante uno dei pomeriggi, il conduttore ha guidato il gruppo dando semplici consegne via chat. I bambini hanno creato ciascuno un proprio personaggio e lo hanno fatto vivere dentro la storia, per poi arrivare alla condivisione (pur a distanza) della merenda. Il prodotto finale è stato un fotovideo che mostrava come il contributo di ognuno fosse necessario al risultato complessivo. Un bel momento ludico e aggregativo che ci ha dato la possibilità di raccontare i nostri percorsi anche al di fuori delle chat interne, attraverso i social e i canali di diffusione dell'associazione.
 
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In questa settimana stiamo costruendo insieme ai ragazzi delle medie alcune proposte per mantenere attivi i laboratori espressivi di danza, musica, cucina e creatività. L'idea è quella di lanciare delle challenge, ovvero delle sfide, da proporre mediante WhatsApp o altre piattaforme per stimolare i ragazzi alla realizzazione di “ricette contro la noia”, manufatti, balletti e brevi brani musicali da inserire nella “galleria degli artisti” da condividere a livello associativo, per non perdere di vista il lavoro di insieme e, allo stesso tempo, scambiarci spunti di lavoro tra colleghi, volontari e sedi.
 
Insieme ai coordinatori delle classi PAS, inoltre, abbiamo iniziato a proporre alcune attività che abbiamo inoltrato ai ragazzi mediante classroom e la mail istituzionale dei docenti. Tra le proposte ci sono: la creazione di origami, esperimenti scientifici, recensioni di film, il racconto di un viaggio immaginario intrapreso grazie al programma Erasmus plus (in continuità con il percorso iniziato in classe, prima dell'emergenza).
 
Concludendo, crediamo che questo sia il tempo per noi, educatori e insegnanti, di comprendere e connettere i bisogni e le risorse dell'individuo e del gruppo incoraggiando azioni che aumentino la conoscenza e, allo stesso tempo, promuovendo maggiori conoscenze che possano generare azioni concrete. Il tutto mettendo al centro la comunità educante della quale vanno messi in luce limiti e potenzialità.
 
Il Parlamento e il Consiglio Europeo individuano le competenze digitali come una delle otto competenze dell'apprendimento permanente, necessarie per inserirsi in ambito sociale e lavorativo. Siamo consapevoli del fatto che la loro acquisizione dipenda anche da una forbice sociale di accesso alle opportunità che, in periodi di crisi come questo, aumenta il suo divario: ogni giorno, infatti, il digital divide va a sommarsi alle disuguaglianze sociali e si trasforma in un'ulteriore barriera.
 
Occorre quindi, come già avviene in alcuni contesti come quello del PAS, che alle giovani generazioni sia offerto un sistema educativo e formativo che miri sempre più a implementare le competenze digitali.
 
A cura di Dalila Racanicchi, operatrice ASAI ed educatrice all’interno del Progetto Provaci Ancora Sam

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