Moussa vuole fare il calciatore

calcio
 
Maria Baldanza, volontaria in ASAI, racconta la sua esperienza come tutor di Moussa. Per entrambi un percorso umano e di crescita, che affronta le sfide di ogni giorno senza dimenticare i sogni. 
 
Come molti dei ragazzini che arrivano dall’Africa, Moussa vuole fare il calciatore ed è determinatissimo: fa 10, 15 chilometri di corsa al giorno, non salta un allenamento, arriva al campo sempre in anticipo (agli altri appuntamenti un po' meno...). Alla domanda classica “che lavoro vorresti fare in futuro?”, lui risponde “il calciatore”. Davanti a questa risposta, c'è chi storce il naso e cerca di convincerlo che non è cosa. Perché non il meccanico? Il falegname? Il panettiere? In fondo, a luglio Moussa ha seguito con profitto un breve corso di panificazione.
“Ti è piaciuto? Gli insegnanti erano contenti e dicono che sei stato bravo.”
“Sì, ma voglio fare il calciatore.”
Io sono la sua tutrice e spero sempre che Moussa possa fare le scelte più utili al suo futuro, anche se uno dei miei compiti, in questo cammino insieme, è anche quello di sostenerlo nelle sue aspirazioni.
 
Il mio percorso come tutor è iniziata per caso, un giorno di due anni fa. Un’amica che lavorava a San Mauro all'interno del Progetto FAMI (Centro di prima accoglienza per minori stranieri non accompagnati) e con cui avevo condiviso esperienze di insegnamento della lingua italiana agli stranieri, mi disse: “Perché non vieni a San Mauro? Ci sono tanti ragazzi che devono imparare l’italiano e molti conoscono il francese”.
Arrivai alla Casa un pomeriggio e fu molto interessante entrare in quel mondo variegato: un insieme di esigenze, problematicità, risorse, modi, mondi diversi eppure così simile a quello degli adolescenti che, per tanti anni, avevo avuto a scuola come allievi. Certo, i giovani di San Mauro avevano alle spalle esperienze spesso dolorosissime che a volte emergevano con brutale evidenza.
 
bandiera

Da quella prima volta, sono rimasta coinvolta e sono salita alla Casa sempre più spesso, aiutando nei compiti e mettendo a disposizione la mia esperienza di ex insegnante. A un certo punto mi sono sentita pronta e ho rischiato il grande passo: mi sono iscritta al corso per tutori di minori stranieri non accompagnati, il cui acronimo MSNA suona familiare ai piemontesi. Nel nostro dialetto, infatti, “masnà” vuol dire bambino. Una volta superato il corso, il tribunale per i minori mi assegnò in tutela proprio un ragazzo ospite del centro FAMI di San Mauro. Di lui mi ero già occupata su richiesta degli educatori poiché era appena arrivato e completamente digiuno di italiano, oltre che sperduto e un po' isolato.
Il caso? Il destino?
Da quel momento è iniziato un rapporto che, come prevede la legge, riguarda innanzitutto la cura degli aspetti legali (scuola, medico, avvocato…) ma che, nel tempo, diventa anche un rapporto affettivo di fiducia reciproca.

Questa esperienza, per me, è molto formativa sotto diversi aspetti: è importante ricordare che questi ragazzi sono adolescenti come tutti gli altri ma con esperienze in più, spesso tragiche, che li hanno resi adulti precoci di cui bisogna rispettare i difficili equilibri.
 
Moussa è ancora molto chiuso, racconta poco di sé e a volte è fin troppo accomodante. Si impegna negli incarichi che riceve e li svolge con determinazione e precisione. In questi mesi è molto maturato: va a scuola volentieri e ci tiene a capire e a migliorare. Fa poche domande però è attento a ciò che lo circonda. Io cerco di orientarlo, di fargli fare esperienze. Lo supporto nei problemi burocratici che, in realtà, sono tra gli aspetti più complicati.
Lo seguo un po’ nei compiti: “Moussa… quante s ci sono nella parola professionista?”.
“Due”.
Moussa vuole fare il calciatore professionista: perché dovrei ostacolarlo in questo sogno? Magari riuscirò a convincerlo a fare il calciatore panettiere!!
 
Maria Baldanza, tutor volontaria MSNA
 
 
 

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