La capoeira: una disciplina che educa al senso di comunità

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Luiz Pinho, educatore ed esperto di capoeira, ci racconta l'intreccio tra contemporaneità, educazione e pratica, a partire dalla sua esperienza con il gruppo di capoeira angola N'golo presso ASAI. 
 
Il gruppo di capoeira angola N’golo presso l’associazione ASAI ha organizzato dal 26 al 28 de aprile 2019 un incontro internazionale di capoeira angola a Porta Palazzo, con il mestre José Carlos e la partecipazione speciale del mestre Rogério Lorenço del gruppo São Bento Pequeno. I bambini di Asai hanno partecipato alla roda della domenica mattina, in quanto praticanti di quest’arte. Insieme a loro c''erano tanti altri praticanti adulti di tutto il mondo. L'entusiamo era tanto, al punto che l'indomani alcuni bambini hanno voluto indossare la maglietta di capoeira anche per andare a scuola, dove hanno raccontato ai compagni la loro esperienza.
 
Il corso di capoeira in ASAI rientra nell’ambito delle attività ludico-espressive proposte agli alunni della scuola primaria, in particolare dell’Istituto Comprensivo Manzoni del quartiere di San Salvario, a Torino. Il progetto nasce nel 2012 e ogni anno viene riproposto come strumento educativo di supporto per facilitare la formazione dei bambini che frequentano l’associazione.
 
La capoeira è un’arte brasiliana di estremo fascino e grande valore culturale, che unisce danza e combattimento e che privilegia il movimento acrobatico accompagnato da canto musica e ritmo. Tutte queste combinazioni di elementi sono praticate nella roda, un grande cerchio di persone che può prendere forme diverse in grado di dare senso al versante rituale della pratica. È proprio la parte legata agli aspetti rituali che contraddistingue la capoeira dalle altre discipline sportive o espressive.

Il gioco si compone di movimenti di attacco e difesa nei quali si sviluppano elementi come il dialogo, l’equilibrio, la resistenza, il controllo e il coordinamento dei movimenti che devono essere applicati con la massima espressività.

Nel gioco non ci sono vincitori: entrambi i giocatori cercano di esprimere i propri movimenti nel rispetto reciproco ma con il compito di mostrare all’altro il suo punto debole. Questa sfida è necessaria per capire che la crescita è un percorso continuo di evoluzione. Come dicono alcuni mestres (insegnanti più esperti di capoeira) la crescita non sarà mai un punto di arrivo, perché ognuno di noi avrà sempre un lato debole da rimodulare ed è proprio questo continuo riassestamento a renderci umani e a insegnarci a non fermarci alla prima difficoltà: è una sorta di termometro, una responsabilità che abbiamo verso l’altro e con noi stessi.
 
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I valori educativi essenziali della capoeira sono trasmessi indubbiamente dagli insegnamenti del mestre che è, per eccellenza, il rappresentante di questa cultura ancestrale, dell’oralità e della ritualità che sono alla base delle culture di matrice africane. Attraverso i suoi insegnamenti e il confronto con il gruppo, l'allievo impara gli aspetti tecnici e, allo stesso tempo, mette in continua discussione il proprio processo di apprendimento.

La pratica oggi è inserita in un mondo sempre più complesso, che apre la via alle incertezze ma anche alle possibilità che allo stesso tempo ne possono derivare.  Mi sono quindi interrogato sull'intreccio tra contemporaneità, educazione e capoeira, cercando di indagare l'aspetto educativo che coniuga rito, tradizione e creatività.

Fin dalla genesi della capoeira, "il mondo umano messo ovunque a confronto con le incertezze, è trascinato in una nuova avventura." Per il sociologo e filosofo Edgar Morin "...dobbiamo imparare ad affrontare l'incertezza. È per questa ragione che l'educazione deve riconoscere le incertezze legate alla conoscenza” ed ancora “è importante essere realisti nel senso complesso del termine: comprendere l'incertezza del reale, sapere che il reale comprende un possibile ancora invisibile”. In questo senso la pratica della capoeira può favorire la costruzione di un’identità collettiva e individuale autentica, un’opportunità di esprimere in un contesto di gruppo la propria individualità, uno spazio creativo e alternativo in un mondo globalizzato. "La strategia, come la conoscenza, rimane una navigazione in un oceano di incertezze, attraverso arcipelaghi di certezze”.
 
Con il lavoro di gruppo, ad esempio, si può raggiungere una dimensione comunitaria in opposizione a quella individualistica, tipica del nostro tempo. Allo stesso tempo nella dimensione collettiva si promuove l’emancipazione del soggetto che, acquisendo coscienza di sé, conosce e riconosce il proprio corpo – e quello altrui - nello spazio e nel tempo, dando significato ai suoi movimenti e ricollegandoli con la loro origine.

La mia esperienza come insegnante di capoeira a Torino mi ha permesso di percepire come il rapporto con il mestre di capoeira sia fondamentale in quanto permette ai praticanti di approcciarsi con profondità alla disciplina, dando maggior significato ai suoi principi di base. Questo punto è fondamentale nella costruzione dei valori educativi della pratica e nella costruzione di una visione educativa che si fonda sulla libertà e valorizzazione del soggetto inserito in un contesto più ampio. Come ben sottolinea Paulo Freire, “l’educazione comporta il superamento della contraddizione educatore/educando, in modo che ambedue divengano contemporaneamente educatori e educandi”.
 
di Luiz Pinho, educatore ASAI ed esperto di capoeira
Foto di Martina Bocci
 
Da leggere per approfondire:
Edgar Morin, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2001
Paulo Freire, La pedagogia degli oppressi, EGA Editore, Torino, 2007

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