La mamma-cuoca racconta il suo Saint Jacques

Neve bas
 
Valentina, mamma e cuoca volontaria dei campi invernali, racconta la sua esperienza a Saint Jacques.
 
La prima volta in cui sono andata a Saint Jaques a fare la “mamma cuoca” era inverno, mio figlio faceva la prima elementare e avevo dato la mia disponibilità senza sapere bene di cosa si trattasse. 
 
Mi ero ritrovata coinvolta in un servizio intenso ma in un’atmosfera così preziosa e coinvolgente che mi ha catturata. Da allora sono passati cinque anni e tutte le volte che posso rinnovo la mia disponibilità al servizio. A raccontarlo sembra faticoso: tanti bambini e animatori per i quali preparare colazione, pranzo, merenda e cena, le pentole da lavare, tutto da rimettere a posto, i piatti-bicchieri-posate-tovaglioli da contare e suddividere per facilitare il contributo dei bambini, il ritmo intenso delle varie preparazioni e gli imprevisti, che non mancano mai! Ma la magia del campo ripaga di ogni fatica.
 
Quando parlo di magia non intendo solo l’opportunità di vedere il proprio figlio/a in un momento di confronto e apprendimento, ma parlo anche dell’atmosfera di collaborazione, scambio e condivisione che si crea. Si ha veramente la sensazione di essere una comunità che lavora e respira allo stesso ritmo, che semina e raccoglie frutti. Ogni semplice azione, dallo spalmare la marmellata sulle fette di pane, al rompere le uova per la frittata, appartiene a un progetto grande: il benessere e l’armonia dei partecipanti.
 
Cuochi bas
 
Che soddisfazione vedere i bambini coi sorrisi raggianti che sprizzano felicità anche mentre lavano i piatti o puliscono per terra, vederli che magari assaggiano qualcosa di completamente nuovo e lo trovano buonissimo (l’insalata di Saint Jacques è famosa nel mondo per questo!), sapere che i panini che gli animatori portano con sé aiuteranno i più coraggiosi a salire fino al Mezzalama.

Ogni gesto, durante i giorni del campo, è fatto con cura e con amore, ogni persona che porta il suo contributo si mette a totale disposizione: gli animatori per primi, che passano “in prima linea” le giornate coi bambini e poi, dopo averli messi a letto, le nottate a organizzare le attività e scambiarsi le opinioni su ogni partecipante per essere certi che il gruppo sia partecipato e attivo.

Se dovessi riassumere in una parola lo spirito del campo sarebbe proprio questa: gruppo. Tutti dentro, nessuno fuori. Ognuno nel cerchio, nessuno nell’angolo. Compresi noi cuochi, che dopo aver cotto tutte le pizze nei forni, preparato polpette e budini e sbucciato, e lavato, e tagliato e asciugato, anche noi ridiamo e scherziamo e ci sentiamo parte del gruppo e alla fine della giornata raggiungiamo il cerchio nel salone per dire anche noi, alla luce della candela, il nostro grazie per i sorrisi donati e quelli ricevuti, grazie per essere qui, ancora una volta, a dare il nostro semino per creare ricordi indelebili.
 
Valentina, mamma e cuoca volontaria 
 
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Gruppo bas

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