Da Torino alla Finlandia, per una scuola equa ed efficiente

Mario Tranfaglia, insegnante elementare, racconta la sua esperienza di osservatore in Finlandia per uno scambio di buone pratiche sulla scuola di oggi e di domani.

All'inizio di settembre 2016 sono andato a Oulu in Finlandia con alcuni colleghi che partecipavano con me al progetto Erasmus, e ho potuto osservare direttamente quella che gli esperti delle principali organizzazioni che si occupano di valutazione dei sistemi d'istruzione (vedi Pisa e Ocse) considerano la migliore scuola del mondo.
 
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La scuola finlandese risulta, secondo le ultime comparazione internazionali, la migliore del mondo sia per quanto riguarda i risultati nell'area matematico-scientifica, sia nella reading literacy, ossia nella capacità di leggere e comprendere un testo scritto nella propria lingua, abilità fondamentale per acquisire competenze durevoli in tutti i campi dell'apprendimento.

Ho potuto osservare direttamente come le scuole finlandesi siano costruite in edifici pensati, o riadattati nel caso di quelli meno nuovi, in funzione delle esigenze dei bambini e di quanto l'attenzione agli spazi interni ed esterni della scuola non sia solo una questione che riguarda la sicurezza, ma abbia prima di tutto una funzione educativa. Gli edifici scolastici sono infatti pensati in base alle esigenze pedagogiche ed educative dell'istituzione: gli spazi interni si possono facilmente modificare e adattare in funzione dei bisogni dei bambini e delle intenzioni pedagogiche degli insegnanti.

Nell'istituto da me visitato, ogni aula ha una Lim o una lavagna che può essere digitalizzata con un lampada luminosa e con un proiettore che ne consente differenti usi. La scuola possiede un'aula informatica ben attrezzata e un buon numero di tablet che sono utilizzati a turno da tutte le classi. Tutto il personale docente, indipendentemente dall'età e dal tipo di formazione iniziale che ha seguito, è in grado di utilizzare al meglio gli strumenti informatici.

Gli spazi esterni alla classe, corridoi, aule laboratoriali, cortili sono utilizzati dai docenti e dagli alunni della scuola. I bambini si muovono in modo autonomo all'interno di questi spazi sotto la supervisione discreta degli adulti che sono presenti. Durante l'intervallo, i bambini della scuola vanno nel cortile e giocano liberamente, controllati da due insegnanti. 

Il clima che si respira tra docenti è davvero piacevole: tutti si conoscono bene e sono abituati ad ascoltarsi. Il preside è spesso presente in questi momenti e  fa parte del gruppo degli insegnanti. Abbiamo potuto constatare come questo clima rilassato, di scambio e ascolto, si trasferisca anche agli altri momenti più formali della settimana scolastica, quando gli insegnanti devono programmare e decidere come condividere gli spazi e utilizzare le competenze presenti nella scuola.
 
I laboratori sono molto attrezzati e sono utilizzati da piccoli gruppi o da classi intere. L'aula di manualità, chiamata di handicraft, è adibita alla lavorazione del legno e sono presenti al suo interno strumenti come martelli, seghe elettriche, trapani, presse e torni. Gli strumenti sono utilizzati da tutti gli alunni a partire dalla seconda classe con un buon livello di autonomia: è davvero impressionante vedere bambini di 7-8 anni maneggiare questi strumenti precisi e affilati e vedere l'importanza data a queste attività dai docenti della scuola.
 
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Esiste un'altra aula di manualità, anche questa molto attrezzata, nella quale vengono svolte attività di lavorazione con la carta e con vari tipi di tessuti. La possibilità di utilizzare entrambi i laboratori contemporaneamente con piccoli gruppi permette di realizzare percorsi multidisciplinari e di unire i risultati in un progetto unico. La scuola, che ha un indirizzo musicale, ha a disposizione una fornitissima aula di musica dotata di numerosi strumenti e un'enorme sala dove i bambini si riuniscono in occasione dei concerti settimanali o per partecipare alle lezioni di coro e d'orchestra.
 
All'esterno dell'edificio scolastico sono presenti diversi impianti sportivi, utilizzati dagli alunni: innanzitutto un campo di baseball, dove i maestri tengono, a partire dalla classe quinta, le prime lezioni di baseball finlandese durante l'ora di educazione fisica. Accanto ci sono una piscina, un campo da football e uno da hockey su ghiaccio (sport nazionale in Finlandia).

La mensa, con cucina fresca, è gratuita per gli alunni della scuola ed è self-service. I bambini scelgono i cibi e il luogo dove mangiare con i compagni all'interno dello spazio mensa; gli insegnanti pranzano con i colleghi e spesso raggiungono gli alunni che, al termine del pasto, possono tornare autonomamente nelle loro aule.

I corridoi sono spesso utilizzati per approfondire un argomento di studio all'esterno della classe sotto la guida di qualche insegnante o per attività di recupero nel piccolo gruppo. Nei corridoi ci sono degli enormi armadi a vetrina dove è presente una grande quantità di materiale didattico strutturato, in prevalenza di matematica, che può essere utilizzato da tutti gli insegnanti.
 
Gli spazi all'interno della scuola sono molto puliti e curati e adulti e bambini si muovono al suo interno senza utilizzare le scarpe: gli alunni usano le calze e gli insegnanti delle semplici ciabatte.

Il clima che si respira nella scuola e di calma e rilassatezza e la fiducia tra le persone che condividono gli spazi è palpabile nell'aria.
 
La scuola elementare dura sei anni ed è frequentata da bambini dai sette ai tredici anni. Gli alunni non sono valutati con i voti ma con una scheda quadrimestrale che certifica il livello di competenza raggiunta. I bambini frequentano la scuola primaria dal lunedì al venerdì per 22 ore di lezione a settimana: non vengono assegnati compiti a casa né durante la settimana né nel week-end ma nel pomeriggio è possibile rimanere a scuola per partecipare ad attività sportive, musicali, ludiche organizzate da associazioni in convenzione con l'istituzione scolastica (solo una piccola parte dei bambini che frequentano la scuola usufruisce di questo servizio).
 
I contatti tra la scuola e la famiglia sono tenuti attraverso una sorta di registro elettronico che i genitori hanno l'obbligo di controllare quotidianamente e nel quale vengono descritte le attività svolte dai bambini e comunicate eventuali criticità. Chi hadifficoltà di apprendimento è precocemente individuato, grazie anche al supporto che l'insegnante di sostegno della scuola garantisce ai docenti, per essere poi avviato a percorsi di recupero individualizzati o in piccolo gruppo. Grazie a questa attenzione precoce la scuola finlandese risulta essere tra le più inclusive del mondo. I bambini con disabilità certificata non possono però frequentare le scuole pubbliche normali ma vanno in scuole speciali.

Il tasso di bambini stranieri è ancora molto basso ma è in rapida crescita negli ultimi anni.
 
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Il sistema d'istruzione pubblico è considerato al tempo stesso equo ed efficiente. Qualcuno potrebbe pensare che il “segreto” della scuola finlandese risieda semplicemente nella disponibilità economica e nella lunga tradizione di welfare dello Stato che, come in altre nazioni del Nord Europa, investe ingenti risorse nell'istruzione. Queste condizioni socio-economiche sono state sicuramente importanti ma non sono sufficienti a spiegare “il miracolo della scuola finlandese” che è stata in grado di rinnovare l'intero sistema pubblico dell'istruzione, soprattutto considerando che negli anni Settanta era uno dei peggiori al mondo.

La scuola pubblica finlandese ha messo al centro del proprio progetto di rinnovamento l'idea che l'unico modo per costruire una scuola davvero efficiente è garantire che questa sia anche equa e inclusiva. Secondo questa prospettiva, solo una scuola inclusiva e capace di seguire e di recuperare i bambini in difficoltà, può essere capace di produrre una “buona scuola” e quindi di permettere agli alunni più dotati di emergere. La scuola finlandese si è riformata partendo dall'idea che a tutti i bambini deve essere data la stessa possibilità per avere successo a scuola. Il primo obiettivo della scuola pubblica deve essere l'equità e l'uguaglianza di opportunità; per ottenere questo obiettivo è necessario mettere al centro della scuola “l'educazione speciale”: ogni bambino deve esser sostenuto e aiutato affinché possa raggiungere il massimo.
 
Per sostenere questo modello, la scuola finlandese utilizza in modo diffuso metodologie didattiche inclusive basate sul lavoro di gruppo e la cooperazione, e cerca di sfruttare al meglio le potenzialità che le nuove tecnologie offrono per sostenere al meglio chi è in difficoltà.

Al centro di questo progetto ci sono gli insegnanti che sono selezionati con molta attenzione all'inizio della loro carriera, e che sono sostenuti e valorizzati durante la loro carriera lavorativa. A loro è data la piena responsabilità nella costruzione e valutazione del percorso di apprendimento degli alunni. Non esistono forme di valutazione esterna, standardizzata nei primi anni della scuola primaria (fatta eccezione per le prove Pisa e le altre rilevazioni internazionali), ma la differenza di risultati tra una scuola e l'altra del Paese è la più bassa al mondo.
 
La scuola finlandese è stata capace di riformare l'intero sistema d'istruzione e di renderlo uno dei migliori al mondo perché è partita da un progetto educativo e pedagogico ben chiaro (sintetizzabile nello slogan “la scuola deve essere equa per essere efficiente”) e lo ha sostenuto e promosso con coerenza da un punto di vista politico e organizzativo, con la necessaria copertura economica. 
 
Molte delle teorie e delle pratiche didattiche sono importate dalla parte migliore delle tradizione pedagogica europea ed americana ma, in Finlandia, sono davvero applicate in modo diffuso sul territorio, grazie alla dedizione di un corpo insegnante preparato e motivato che non trova ostacoli economici, organizzativi o burocratici nella realizzazione degli obiettivi educativi e pedagogici che ha pianificato.
 
Mario Tranfaglia si è laureato in Pedagogia all'Università di Torino e si è specializzato in Pedagogia clinica presso l' Isfar di Firenze. Insegna da vent'anni nella scuola elementari di Torino. Si è occupato di Didattica della storia e di Didattica interculturale. Collabora con l'associazione Tommaseo e con la rivista Nuova vita Magistrale.

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