Buona fortuna, Mamadou!

sasso
 
Massimiliano Manai, operatore dello Sportello Lavoro di ASAI, racconta l'esperienza di Mamadou un anno dopo il suo arrivo in Italia, su un barcone. 
 
Sono sardo e, quindi, sono un isolano. Forse per questo mi è impossibile non pensare al mare quando incontro ragazzi e ragazze migranti che arrivano allo Sportello Lavoro.
 
Un anno fa ho incontrato Mamadou che, a sua volta, aveva da poco incontrato il suo muro più alto, fatto di acqua, sole e di quattro giorni passati tra le onde del Mediterraneo. Il mare continua ad essere la presenza costante all’interno delle storie dei ragazzi che si siedono intorno al tavolo della sala grande di via Principe Tommaso, quella dalle pareti blu, manco a farlo apposta.
 
Di Mediterraneo si parla ogni giorno sui giornali, nei bar, sugli autobus, ma i porti delle nostre coste non sono più associati all'idea di luoghi sicuri dove ripararsi dalle tempesta, con i fari rossi a indicare la strada da seguire. C'è chi parla di chiudere i porti e di abdicare così a quel ruolo di accoglienza, ristoro e sicurezza di cui tutti hanno diritto.
 
A pensarci bene, anche lo Sportello Lavoro Asai è un po’ un porto di mare nel quale tantissime persone trovano riparo fisico e, soprattutto, psicologico, dalle intemperie dell'esistenza. Nessuno nega le problematiche nel sistema di accoglienza degli immigrati e noi, che lavoriamo in prima linea, siamo i primi a conoscere bene le difficoltà del settore. Nonostante le problematiche, però, abbiamo scelto di lasciare ben aperto il nostro porto, per continuare a conoscere le persone e le loro storie. 
 
Come quella di Mamadou che è un giovane ragazzo guineano di 20 anni. L'anno scorso ci raccontava il suo viaggio sul barcone dove “avevamo la bussola e una carta. Ci siamo stati 4 giorni e ogni mattina al risveglio ci chiedevamo se sarebbe stato l’ultimo”. Tenere Mamadou fuori dalla nostra vita e toglierci la possibilità di conoscerlo, sarebbe stata per noi una grande perdita. Per lui è stato un anno impegnativo: ha frequentato il CPIA, ha imparato l'italiano e poche settimane fa ha preso la licenza media, un primo importante passo per vivere qui in Italia. I suoi professori Roberto e Valeria gli hanno regalato una borsa e un biglietto che dice “Ci sono persone che ci danno più di quanto ricevano. Ti ringraziamo per quello che ci hai insegnato sulla vita e sulla nostra umanità in questi mesi insieme. Buona fortuna!”.  
 
Scoperte emozionanti che possiamo realmente sperimentare solamente se ci diamo la possibilità di far entrare l’altro diverso da noi, per scoprire che diversità e vicinanza sono le due facce di uno stesso incontro. Questa è una delle tante esperienze che facciamo ogni giorno allo Sportello Lavoro.
 
Senza titolo
 
Nella foto qui sopra Mamadou è tra Olmo e Francesca, alla fine del corso di orientamento al lavoro frequentato lo scorso anno. I tre ragazzi sono diversissimi tra loro: un trentenne italiano con un’esperienza decennale di cooperazione internazionale, un ventenne guineano che studia per la terza media, una diciannovenne italiana neo diplomata alla prima esperienza di lavoro e con una forza da fare invidia a molti, che si siedono intorno a un tavolo alla pari, con la voglia di condividere un percorso insieme, al netto delle loro (grandi) differenze.
 
Tre persone che sono entrate per motivi differenti allo Sportello Lavoro e hanno fatto con noi un pezzo di strada, lasciandoci il piacere dell'umano e il desiderio di tornare a incrociare i nostri cammini. Tutto questo non sarebbe potuto accadere se avessimo chiuso il nostro porto.
 
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