Allo Sportello per formarsi al lavoro di cura

Wilma Gabutti, medico in pensione e volontaria presso lo Sportello Lavoro di ASAI, ci propone una breve sintesi sulle attività con un focus specifico sul lavoro di cura e sulle donne che frequentanto i corsi di formazione proposti dal servizio.
 
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Lo Sportello Lavoro rappresenta una delle attività chiave di ASAI. Si propone di sviluppare azioni concrete sul territorio per favorire l’inserimento lavorativo fornendo ascolto, accoglienza, informazione, consulenza e formazione orientativa, accompagnamento nella ricerca di lavoro, nonché sostegno nella realizzazione di un percorso personalizzato.
 
Dal 2005 tutti i dati degli utenti sono stati informatizzati e dal gennaio 2007 sono stati gestiti attraverso il programma PILA (Programma Informatico Lavoro ASAI) che consente un rapido e completo inserimento dei dati anagrafici, del curriculum formativo e lavorativo, la stampa di un CV in formato Europass e la possibilità di valutazione statistica giornaliera e periodica dell’attività svolta, consentendo al contempo di garantire la massima tutela della privacy.
 
L’afflusso allo sportello è aumentato costantemente nel tempo, fino al 2010, anno in cui si è deciso di concentrare l’attività sulle sole categorie dei giovani (16 – 35 anni) e delle persone coinvolte nel lavoro di cura. Sulla base della rilevazione di Pila relativa alle registrazioni avvenute negli ultimi 10 anni, si rileva come gli utenti registrati siano stati complessivamente 8.725. A oggi (luglio 2018) gli utenti sono stati in prevalenza stranieri provenienti da 90 diverse nazioni, gli italiani rappresentano l’11,4%.
 
Il lavoro di cura
 
Il “lavoro di cura” comprende le pratiche di lavoro domestico svolte a favore di persone non indipendenti come anziani e disabili. Questo particolare tipo di lavoro comprende una serie di attività che spesso non vengono riconosciute socialmente né economicamente e che hanno luogo nell'ambito delle relazioni familiari. Nella maggioranza dei casi, la presenza di un anziano non indipendente o di un diversamente abile in famiglia costituisce elemento di criticità ed emerge con forza la difficoltà di far fronte alla situazione. Sempre di più le famiglie devono cercare un aiuto all’assistenza per l’aumento del numero degli anziani e delle persone fragili, ma soprattutto per la riduzione della possibilità di assistenza svolta dai figli, in particolare dalle donne. Il coinvolgimento lavorativo dei figli e la riduzione effettiva del loro numero per nucleo familiare (1,31 media figli per famiglia) non consente un’adeguata condivisione dell’attività di sostegno.
 
Sempre più spesso le famiglie devono ricorrere quindi alla collaborazione di assistenti familiari (badanti) che divengono un prezioso sostegno alla domiciliarità perché consentono alle persone in difficoltà di continuare a vivere, e spesso a morire, nella propria casa.
 
La domiciliarità è un diritto, spesso ancora non esigibile, che coinvolge la persona nella sua globalità e la possibilità di vita nella propria casa, dove la persona sta bene, con i suoi affetti, ricordi, esperienze, gioie e sofferenze. L’assistenza a domicilio è la risposta forse più importante per migliorare la qualità della vita della persona anziana o malata consentendole di rimanere nel suo habitat e rappresenta l’alternativa al ricovero ospedaliero o in struttura residenziale. La percentuale di persone con più di 65 anni in Italia è 22,3% (13.528.550 su una popolazione di 60.589.445) nel 2017 (dati ISTAT), in Piemonte la percentuale è del 25,1% (1.100.069 anziani) di cui il 20% non è autosufficiente e il 26% vive solo. In Piemonte sono 73.400 le posizioni INPS che certificano il lavoro di cura a domicilio di persone per lo più migranti. Si calcola che in realtà siano più di 100.000 persone che svolgono il lavoro di cura in tutta la Regione, considerando anche il lavoro sommerso.
 
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Emerge chiaramente come il lavoro di cura a domicilio svolto da assistenti familiari stia diventando sempre più essenziale nell’organizzazione sociale italiana, come integrazione del sistema dei servizi socio-assistenziali pubblici o come una loro sostituzione a causa della spesso riscontrata inadeguatezza rispetto ai bisogni effettivi.
 
Anche il tipo di assistenza richiesta sta cambiando perché purtroppo, non sempre l’allungamento della sopravvivenza delle persone anziane, malate croniche o disabili si accompagna a una buona qualità di vita e l’assistenza e la cura domiciliare diventa spesso molto complessa e impegnativa.
 
Si pensa di solito che il lavoro di cura alla persona non richieda qualificazioni specifiche, né formazione; spesso è visto come pura custodia (“badanza”), e servizio domestico. In realtà l’anziano, e ancor più il malato, è una persona che ha bisogno di molte attenzioni sia sul piano tecnico sia da un punto di vista personale, per non aggravare il suo senso di solitudine e depressione. La cura della persona anziana richiede responsabilità, sensibilità e professionalità tanto più se la famiglia è poco presente. Infatti gli operatori e le operatrici impegnate nell’assistenza domiciliare non devono solo affrontare i bisogni dell’anziano o del malato, ma devono anche avere la capacità professionale di “esserci”, di “stare in situazione”, di saper accompagnare chi ha bisogno, facendosi carico delle sue sofferenze senza esserne sopraffatto.
 
Quanto sopra vale in particolare per chi, come gli assistenti familiari conviventi, si trovano nella situazione di garantire presenza continua per tempi lunghi attraverso un lavoro di relazione, anche affettiva, con la persona da assistere, di relazione e sostegno alla sua famiglia, di cura della casa e gestione della quotidianità, di scambi tra gli operatori socio-sanitari e il volontariato. L’attività dell’assistente familiare è un lavoro che ha bisogno di riconoscimento, di professionalità, di formazione e sostegno continuo nell’ambito di una organizzazione globale del sostegno alla domiciliarità che sappia coordinare gli aspetti tecnici, sociali e relazionali.
 
Lo Sportello Lavoro ASAI, in questi anni, ha seguito un numero considerevole di persone che intendono effettuare un lavoro di cura alla persona evidenziando la necessità di avere figure preparate in grado di operare professionalmente. Questa necessità è ormai divenuta una priorità, non soltanto per le famiglie che cercano persone con una sempre maggiore competenza, ma anche per gli/le assistenti familiari che si trovano in contesti spesso complessi dal punto di vista psicologico e affettivo oltre che dal punto di vista tecnico.
 
Dall’esperienza di questi anni ci pare di poter affermare che deve essere rivista e rivalutata la figura dell’assistente alla persona che ha compiti molto più complessi e specifici di quelli richiesti alla collaboratrice domestica. L’assistente familiare si deve occupare della gestione e dell’igiene dell’ambiente in cui vive la persona da assistere ma è soprattutto importante la capacità di rispondere a tutti i suoi bisogni fisici e psicologici. Se l’obiettivo del lavoro di cura o “relazione di aiuto” è quello di migliorare la qualità di vita dell’assistito e di stabilire un rapporto di fiducia e di sostegno, vista la complessità clinica delle persone da assistere, la formazione degli assistenti familiari o meglio “assistenti alla persona”, deve essere più approfondita e non lasciata al “fai da te” per evitare sofferenze di utenti, operatori e famiglie.
 
Le donne dello Sportello
 
Il numero di donne che si sono presentate allo Sportello è elevato (5701). Il 53,5% ha un’età compresa tra 31 e 50, il 25% ha meno di 30 anni, il 21,5% ha più di 51 anni. Le nazionalità più rappresentate sono state nell’ordine la Romania, il Peru’, Marocco, Italia, Nigeria, l’Ecuador, Moldavia. L’immigrazione delle donne è stata particolarmente accentuata dagli anni 2000 al 2007-2008.
 
La percentuale di donne migranti rispetto ai maschi è differente nei vari paesi; da alcuni paesi quali Afghanistan e Algeria il fenomeno migratorio interessa prevalentemente i maschi. Chiaramente le motivazioni che hanno spinto le persone ad abbandonare il loro paese sono molto diverse, espressione della storia politico-sociale e migratoria delle nazioni di origine.
 
Le donne che si sono rivolte allo Sportello in cerca di occupazione hanno evidenziato, oltre ai problemi comuni a tutte le donne al momento dell’inserimento nel mondo lavorativo (conciliazione con gli impegni familiari, precarietà, ostacoli nell’avanzamento e qualificazione), anche una serie di preoccupazioni legate alla condizione di immigrate. Per loro infatti le comuni difficoltà sono acuite e spesso soverchiate dai problemi di sopravvivenza, scadenza del permesso di soggiorno, solitudine, figli in Italia o all’estero da sostenere economicamente, rapporti con la famiglia lontana.
 
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Se vivere con i figli in Italia comporta problemi di conciliazione famiglia-lavoro, la lontananza delle madri dai figli, lasciati nel paese di origine e affidati al padre o a un familiare, determina gravi problemi sociali che si stanno ripercuotendo sui rapporti ed equilibri all’interno delle famiglie stesse. L’obiettivo della migrazione per la maggior parte delle donne è quello di assicurare ai figli un futuro migliore e un livello di studi elevato, tuttavia i bambini e gli adolescenti che vivono lontani dalla madre sono stati definiti “orfani bianchi” e sono esposti a fortissime tensioni psicologiche che poco alla volta possono condurre a depressione o ribellione come dimostrato da molti studi recenti (Alessandro Leogrande 2012, “Left Behind - The impact of economic migration on children left behind and their families” Milano 2011).
 
Questi fenomeni ci pongono tutti di fronte al problema della "catena globale della cura" che mette in ballo da un lato i problemi delle famiglie italiane, del nostro welfare e dei bisogni per l’assistenza ai non autosufficienti e dall’altro le conseguenze sociali del flusso delle migranti entrando nella sfera più intima in cui si vive l’esperienza della migrazione: quella del rapporto tra moglie e marito, tra genitori e figli.
 
I corsi di formazione
 
Lo Sportello Lavoro ASAI, in questi anni, ha seguito un gran numero di persone che intendono effettuare un lavoro di cura e ha evidenziato la necessità di avere, nel vasto campo dell’assistenza domiciliare, figure preparate, in grado di operare professionalmente. Questa necessità è ormai divenuta una priorità, non soltanto per le famiglie che cercano persone con una sempre maggiore competenza, ma anche per le assistenti familiari che si trovano in contesti spesso complessi dal punto di vista psicologico e affettivo oltre che dal punto di vista tecnico.
 
Lo Sportello Lavoro dal 2005 organizza brevi corsi di orientamento di base per chi si dedica al lavoro di cura di 25-40 ore. Negli ultimi anni è sorta l’esigenza di approfondire alcuni temi specialistici quali l’assistenza a persone con disabilità fisica, ai malati con problemi cognitivi e a quelli in fase terminale. In particolare nell’assistenza ai malati terminali o a quelli con demenza le assistenti familiari devono garantire un valido supporto al “caregiver” e spesso esse stesse rivestono il ruolo di “caregiver” per persone che non hanno il sostegno di un congiunto e devono quindi essere in grado di non entrare in “burnout”. 
 
I corsi hanno lo scopo di aiutare ad approfondire i principali problemi che si possono incontrare sul piano pratico e sul piano psicologico nel rapporto con assistiti problematici e ad avere degli strumenti per affrontarli. Gli incontri si svolgono con modalità interattiva per facilitare le relazioni e lo scambio di esperienze. La partecipazione è gratuita, è messo a disposizione materiale didattico, al termine è rilasciato un attestato di frequenza. Si è scelto di effettuare gli incontri il sabato per permettere la partecipazione di chi sta lavorando e di ricorrere alla collaborazione con specialisti o con associazioni che operano con disabili fisici o mentali o con malati terminali.
 
Nel 2017 le associazioni ACLI COLF, UPM, ALMATERRA e ASAI, che da anni collaborano nel settore del lavoro di cura, hanno deciso di unirsi all'interno della Rete della cura – ASSO 4 per l’organizzazione di un corso organico di 200 ore per l’aggiornamento e la formazione permanente dei o delle assistenti familiari. Il corso è stato programmato da gennaio a settembre.
 
Per ulteriori informazioni:
ASsociazione Animazione Interculturale (ASAI) – Sportello Lavoro
Via Principe Tommaso 4B - 10125 Torino, tel. 0116503301
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.assistentifamiliari.com
 

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